Giulio Cesare, HWV 17 (George Frideric Handel)

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  • CPDL #04324:  Network.png PDF, MIDI and LilyPond files available.
Editor: Nicolas Sceaux (submitted 2002-12-07).   Score information: A4/Letter, 159 pages, 41.5 MB   Copyright: CC BY 2.5
Edition notes: Large file. Source: Dover unaltered reprint of Deutschen Handelgesellschaft edition by Friedrich Chrysander, volume 68, 1875.

General Information

Title: Giulio Cesare, HWV 17
Composer: George Frideric Handel
Lyricist: Nicola Francesco Haymcreate page

Number of voices: 4vv   Voicing: SATB
Soli:

Cleopatra - soprano
Sesto - mezzo-soprano
Giulio Cesare - alto castrato
Tolomeo - alto castrato
Nireno - alto castrato
Cornelia - contralto or mezzo-soprano
Achilla - bass
Curio - bass

Genre: SecularOperaAria

Language: Italian
Instruments: Orchestra

Published:

Description:

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Original text and translations

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ATTO PRIMO
Scena I
Coro
Viva, viva il nostro Alcide!
Goda, goda il Nilo in questo dì!
Ogni spiaggia per lui ride,
ogni affanno già sparì.
Cesare
Presti omai l’Egizia terra, le sue palme al vincitor!
Curio, Cesare venne, e vide, e vinse; già sconfitto Pompeo in van ricorre per rinforzar de’ suoi guerrier lo stuo lo d’Egitto al Rè.
Curio
Tu quì, Signor, giungesti a tempo appunto, a prevenir le trame. Mà chi ver noi sen viene?

Scena II
Cesare
Questa è Cornelia. Oh sorte! del nemico Pompeo l’alta consorte? Cesare, a questa un tempo sacrai la libertade.
Cornelia
Signor, Roma è già tua. Teco han gli Dei oggi diviso il regno, ed è lor legge che del grand orbe al pondo Giove regoli il ciel, Cesare il mondo.
Cesare
Da Cesare che chiedi, gran germe de’ Scipioni, alta Cornelia?
Cornelia
Da pace all’armi!
Sesto
Dona l’asta al tempio, ozio al fianco, ozio alla destra! Virtù de’ grandi è il perdonar le offese; venga Pompeo, Cesare abbracci, e resti l’ardor di Marte estinto; sia vincitor del vincitore il vinto.

Scena III
Achilla
La Reggia Tololeo’toffre in algergo, eccelso eroe, per tuo riposo, e in dono quanto può dare un tributario trono.
Cesare
Ciò che di Tolomeo offre l’alma regal Cesare aggrada.
Achilla
Acciò l’Italia ad adorarti impari, in pegno d’amistade e di sua fede questa del gran Pompeo superba testa di base al regal trono offre al tuo piede.
Cesare
Giulio, che miri?
Sesto
Oh Dio! che veggio?
Cornelia
Ahi lassa! consorte! mio tesoro!
Curio
Grand ardir!
Cornelia
Tolomeo, barbaro traditor! io manco, io moro…
Cesare
Curio, sù porgi aita a Cornelia, che langue!
Curio
Che scorgo? Oh stelle! il mio bel sole e sangue?
Achilla
(Questa è Cornelia? Oh che beltà! che volto!)
Sesto
Padre! Pompeo! mia genitrice! Oh Dio!
Cesare
Per dar urna sublime al suo cenere illustre, serbato sia si nobil teschio.
Achilla
Oh Dei!
Cesare
E tu involati, parti! Al tuo signore di’, che l’opre de’ re gi, sian di bene, o di mal, son sempre esempio.
Sesto
Che non è Rè, chi è Rè fellon, chi è un empio.
Achilla
Cesare, frena l’ire…
Cesare
Vanne! verrò alla reggia pria’choggi il sole a tramontar si veggia.
Empio, dirò, tu sei, togliti a gli occhi miei, sei tutto crudeltà.
Non è da Rè quel cor, che donasi al rigor, che in
sen non ha pie tà, che in sen non ha pie tà, che in sen non ha pietà.

Scena IV
Curio
Già torna in se.
Sesto
Madre!
Curio
Cornelia! Ohste le! ed ancor vivo ah! tolga quest’omicida acciaro il cor, l’alma dal sen.
Curio
Ferma! in van tenti tinger di sangue in quelle ne vi il ferro.
Curio, che ancor t’adora, e sposa ti desia, se pour t’aggrada, vendicarti sa prà con la sua spada.
Cornelia
Sposa a te?
Curio
Sì.
Cornelia
Ammutisei! Tu nemico a Pompeo, e tanto ardisei?
Curio
Cornelia, se m’abborri, m’involerò al tuo aspeto; sol per non molestarti, giurerà questo cor di non amarti.
Sesto
Madre!
Cornelia
Viscere mie!
Sesto
Or che farem trà le Cesaree squadre, tu senza il caro sposo, io senza il padre?
Cornelia
Priva son d’ogni conforto, e pur speme di morire per me misera non v’è.
Il mio cor, da pene assorto, è già stanco di soffrire, e morir si niega a me.
Sesto
Vani sono i lamenti; è tempo, oh Sesto, omai di vendicar il padre; si svegli alla vendetta l’anima neghittosa, che offesa da un tiranno in van riposa.
Svegliatevi nel core, furie d'un alma offesa, a far d'un traditor aspra vendetta.
L'ombra del genitore accorre a mia difesa e dice: a te il rigor, figlio, si aspetta.

Scena V
Cleopatra
Regni Cleopatra; ed al mio seggio intorno popolo adorator Arabo e Siro su questo crin la sacra benda adori; sù, chi di voi miei fidi ha petto, e cor di sollevarmi al trono, giuri su questa destra eterna fede.
Nireno
Reina, infausti eventi!
Cleopatra
Che fia? che tardi?
Nireno
Troncar fè Tolomeo il capo…
Cleopatra
Ohimè! di chi?
Nireno
Del gran Pompeo.
Cleopatra
Stelle! costui che apporta?
Nireno
Per stabilirsi al soglio a Cesare mandò frà doni in volto…
Cleopatra
Che gli mandò?
Nireno
L'esanimato volto.
Cleopatra
Sù, partite miei fidi, e tu qui resta; alle Cesaree tende son risolta portarmi, e tu, Nireno, mi servirai di scorta.
Nireno
Che dirà Tolomeo?
Cleopatra
Non paventar; col guardo meglio, ch'egli non fece col capo di Pompeo, Cesare obligherò; in vano aspira al trono, egli è il germano, e la regina io sono.
Tolomeo
Tu di regnar pretendi, donna superba e altera?
Cleopatra
Io ciò ch'è mio contendo; e la corona dovuta alla mia fronte giustamente pretendo.
Tolomeo
Vanne, e torna omai, folle, a qual di donna è l'uso, di scettro in vece a trattar l'ago, e il fuso!
Cleopatra
Anzi tu pur, effeminato amante, va, dell'età su i primi nati albori, di regno in vece a coltivar gli amori!
Non disperar; chi sà? se al regno non l'avrai, avrai sorte in amor.
Mirando una beltà in essa troverrai a consolar un cor.

Scena VI
Achilla
Sire, Signor!
Tolomeo
Achilla, come fù il capo tronco da Cesare gradito?
Achilla
Sdegnò l'opra.
Tolomeo
Che sento?
Achilla
T'accusò d'inesperto, e troppo ardito.
Tolomeo
Tant' osa un vil Romano?
Achilla
Il mio consiglio apprendi, oh Tolomeo! verrà Cesare in corte; e in tua vendetta cada costui, come cadè Pompeo.
Tolomeo
Chi condurrà l'impresa?
Achilla
Io ti prometo darti estinto il superbo al regio piede, se di Pompeo la moglie in premio a me il tuo voler concede.
Tolomeo
È costei tanto vaga?
Achilla
Lega col crine, e col bel volto impiaga?
Tolomeo
Amico, il tuo consiglio è la mia stella; vanne, pensa, e poi torna.
Muora Cesare, muora, e il capo altero sio del mio piè sostengo. Roma, oppressa da lui, libera vada, e fermezza al mio regno sia la morte di lui più che la spada.
L'empio, sleale, indegno vorria rapirmi il regno, e disturbar così la pace mia;
Mà perda pur la vita, prima che in me tradita, dall'avido suo cor la fede sia!

Scena VII
Alma del gran Pompeo, che al cener suo d'intorno invisibil t'aggiri, fur ombra i tuoi trofei, ombra la tua grandezza, e un'ombra sei. Così termina al fine il fasto umano. Jeri chi vivo occupò un mondo in guerra, oggi risolto in polve un urna serra. Tal di ciascuno (ahi lesso!) il principiò è di terra, e il fine è un sasso.
Misera vita! oh quanto è fral tuo stato! ti forma un soffio, e ti distrugge un fiato.
Curio
Quì nobile donzella chiede chinarsi al Cesare di Roma.
Cesare
S’en' venga pur.
Cleopatra
Tra stuol di damigelle io servo a Cleopatra, Lidia m'appello, e sotto il ciel d'Egitto di nobil sangue nata; mà Tolomeo mi toglie, barbaro usurpator, la mia fortuna.
Cesare
(Quanta bellezza un sol sembiante ad una!) Tolomeo si tiranno?
Curio
(Se Cornelia mi sprezza, oggi a Lidia rivolto collocherò quest'alma in si bel volto.)
Cleopatra
Avanti al tuo cospetto, avanti a Roma, mesta, afflitta, e piangete chieggio giustizia.
Cesare
(Oh Dio! come innamora!) Sfortunata donzella, in breve d'ora deggio portarmi in corte, oggi colà stabilirò tua sorte.
(Che bel crin!)
Curio
(Che bel sen!)
Cleopatra
Signor, i tuoi favori legan quest'alma. E la tua chioma i cori.
Non è si vago e bello il fior nel prato, quant'è vago e gentile il tuo bel volto.
D'un fiore il pregio a quello solo vien dato, mà tutto un vago Aprile è in te raccolto.
Nireno
Cleopatra, vincedi, già di Cesare il core, tributario al tuo volto, a morti rende, e tutto il suo voler da te dipende.
Cleopatra
Cherchi pur Tolomeo con empietà di cor le vie del trono, che a me d'avito regno farà il Nume d'amor benigno dono.
Tutto può donna vezzosa, s'amorosa scioglie il labro, o gira il guardo.
Ogni colpo piaga un petto, se difetto non v'ha quel che scocca il dardo.
Nireno
Ferma Cleopatra; osserva, qual femina dolete con grave passo e lacrimoso ciglio quivi si porta.
Cleopatra
Al portamento, al volto donna vulgar non sembra; osserviamo in disparte la cagion del suo duolo.

Scena VIII
Cornelia
Nel tuo seno, amico sasso, sta sepolto il mio tesoro;
Mà che! vile e negletta sempre starai Cornelia?
Cleopatra
(E` Cornelia costei? la moglie di Pompeo?)
Cornelia
Ah nò! trà questi arnesi un fero scieglierò, con mano ardita contro di Tolomeo dentro la reggia…
Sesto
Madre, ferma; che fai? Lascia quest'armi; voglio contro il tiranno, uccisor del mio sposo, tentar la mia vendetta.
Sesto
Questa vendetta a Sesto sol si aspetta.
Cornelia
Oh dolci accenti! oh care labra! dunque sull'alba de' tuoi giorni hai tanto cor?
Sesto
Son Sesto, e di Pompeo erede son dell'alma!
Cornelia
Animo, oh figlio, ardire! Io coraggiosa ti seguirò.
Sesto
Mà, oh Dio! chi al Rè fellone co scorgerà?
Cleopatra
Cleopatra.
Nireno
(Non ti scoprir!)
Cleopatra
E Lidia ancora, per che quell'empio cada. Ti saran scudo, e t'apriran la strada.
Cornelia
E chi te sprona, amabile donzela, oggi in nostro soccorso offrir te stessa?
Cleopatra
La fellonia d'un Rè tiranno, il giusto. Sotto nome di Lidia io servo a Cleopatra; se in virtù del tuo braccio ascende al trono, sarai felice, e scorgerai qual sono.
Cornelia
Chi a noi sarà di scorta?
Cleopatra
Questi, che alla Regina è fido servo, saprà cauto condurvi all'alta impresa.
Sesto
Figlio non è, chi vendicar non cura del genitor la morte. Armerò questa destra, e al suol trafitto cadrà punito il gran tiran d'Egitto.
Sesto
Cara speme, questo core tu cominci a lusingar.
Par che il ciel presti favore i miei torti vendicar.
Cleopatra
Vegli pure il germano alla propia salvezza; che già contro gli mossi di Cesare la spada, di Sesto e di Cornelia il giusto sdegno; senza un certo periglio non creda aver solo d'Egitto il regno.
Tu la mia stella sei, amabile speranza, e porgi ai desir miei un grato e bel piacer.
Qual sia di questo core la stabile costanza, e quato possa amore, s'ha in breve da veder.

Scena IX
Tolomeo
Cesare, alla tua destra stende fasci di scetri generosa la sorte.
Cesare
Tolomeo, a tante grazie io non sò dir, se maggior lume apporti, mentre l'uscio del giorno egli diserra, il sole in cielo o Tolomeo quì in terra. Mà sappi, ch'ogni mal opra ogni gran lume oscura.
Achilla
(Sino al Real aspetto egli t'offende?)
Tolomeo
(Temerario Latin!)
Cesare
(Sò, che m'intende.)
Tolomeo
Alle staze Reali questi che miri t'apriran le porte, e a te guida saranno. (Empio, tu pur venisti in braccio a morte.)
Cesare
(Scorgo in quel volto un simulato inganno.)
Va tacito e nascosto, quand' avido è di preda, l'astuto cacciator,
E chi é a mal far disposto, non brama che si veda l'inganno del suo cor.

Scena X
Achilla
Sire, con Sesto il figlio que sta è Cornelia.
Tolomeo
(Oh che sembianze, Amore!)
Cornelia
Ingrato, a quel Pompeo, che al tuo gran padre il diadema Reale stabilì sulla chioma, tu recidesti il capo in faccia a Roma?
Sesto
Empio, ti sfido a singolar certame; veder farò con generosa destra aperto a questo regno, che non sei Tolomeo, che sei un indegno.
Tolomeo
Olà! da vigil stuol sian custoditi questi Romani arditi.
Achilla
Alto Signor, condona il lor cieco furor!
Tolomeo
Peror mi basta, ch'abbia garzon si folle di carcere la reggia. Costei, che baldanzosa vilipese il rispetto di maestà regnante, nel giardin del seraglio abbia per pena il coltivar i fiori.
(piano ad Achilla.) Io per te serbo questa dell'alma tua bella tiranna.
Achilla
Felice me!
Tolomeo
(Quanto costui s'inganna!)

Scena XI
Achilla.
Corne lia, in quei tuoi lumi stà legato il mio cor. Se all'amor mio giri sereno il ciglio, ci talami concedi, sarà la madre in libertà col figlio.
Cornelia
Barbaro, una Romana sposa ad un vil Egizio?
Sesto
A te consorte? Ah nò! pria della morte…
Achilla
Olà! per regal legge omai si guidi prigionier nella reggia così audace garzon.
Cornelia
Seguirò anch'io l'amata prole, il caro figlio mio.
Achilla
Tu ferma il piede, e pensa di non trovar pieta de acciò che chiedi, si pietade al mio amor pria non concedi.
Tu sei il cor di questo core, sei il mio ben, non t'adirar!
Per amor io chiedo amore, più da te non vo' bramar.
Sesto
Madre!
Cornelia
Mia vita!
Sesto
Addio.
Cornelia
Dove, dove, inumani, l'anima, mia guidate? Empi, lasciate, che al mio core, al mio bene io porga almen gli ultimi baci. Ahi pene!
Sesto/Cornelia
Son nata a lagrimar, e il dolce mio conforto, ah, sempre piangerò;
Se il fato ci tradì, sereno e lieto dì mai più sperar potrò.

ATTO SECONDO
Scena I
Cleopatra
Eseguisti, oh Niren, quanto t'imposi?
Nireno
Ad empito è il commando.
Cleopatra
Giunto è Cesare incorte?
Nireno
Io vel condussi, ed ei già a queste soglie il piè rivoge.
Cleopatra
Mà dimmi: è in pronto la meditata scena?
Nireno
Infra le nubi l'alta regia sfavilla; mà che far pensi?
Cleopatra
Amore già suggerì all'idea stravagante pensier; ho già risolto sotto finte apparenze far prigionier d'amor chi'l cor m'ha tolto.
Nireno
A lui ti scoprirai?
Cleopatra
Non è ancor tempo.
Nireno
Io che far deggio?
Cleopatra
Attendi Cesare in disparte; indi lo guida in questi alberghi, e poi lo guida ancora colà nelle mie stanze, e a lui dirai che, per dargli contezza di quanto dal suo Rè gli si contende, pria che tramonti il sol Lidia l'attende.

Scena II
Da Cleopatra apprenda chi è seguace d'amor l'astuzie e frodi.
Cesare
Dov'è, Niren, dov'è l'anima mia?
Nireno
In questo loco in breve verrà Lidia, Signor.
Cesare
Taci!
Nireno
Che fia?
Cesare
Cieli, e qual delle sfere scende armonico suon, che mi rapisce?
Nireno
Avrà di selce il cor chi non languisce.
Cesare
Giulio, che miri? e quando con abisso di luce scesero i Numi in terra?
Cleopatra
V'adoro, pupile, saette d'Amore, le vostre faville son grate nel sen.
Pietose vi brama il mesto mio core, ch'ogn'ora vi chiama l'amato suo ben.
Cesare
Non ha in cielo il Tonante melodia, che pareggi un si bel canto.
Vola, vola, mio cor al dolce incanto!… E come? Ah! che del mio gioir invido è il Nume!
Nireno
Signor, udisti, e che ti par di Lidia?
Cesare
Virtù cotanta Lidia possede? Ah! che si già piangente mi saettò tra le armi, io ben m'avveggio, che bellezza si vaga cantando lega, e lagrimando impiaga.
Nireno
Signor, se amor t'accese, non t'affliger, nò, nò; Lidia è cortese. Anzi, se non t'è grave, ella t'attende nelle sue stanze oror.
Cesare
Lidia mi brama?
Nireno
Ed ella a Cleopatra anche ti scorterà.
Cesare
Guida mi tosto in seno al mio tesoro, acciò che dolce renda il mio martoro.
Se in fiorito ameno prato l'augellin trà fiori e fronde si nasconde, fà più grato il suo cantar.
Se così Lidia vezzosa spiega ancor notti canore, più graziosa fa ogni core innamorar.

Scena III
Cornelia
Deh piangete, oh mesti lumi, già per voi non v'è più speme.
Achilla
Bella, non lagrimare! cangerà il tuo destin le crude tempre.
Cornelia
Chi nacque a sospirar, piange per sempre.
Achilla
Un consenso amoroso, che tu presti ad Achilla, può sottrarti al rigor di servitù.
Cornelia
Ola! così non mi parlar mai più.
Achilla
Oh Dio! ascolta; ove vai?
Cornelia
Fuggo da te per non mirarti mai.

Scena IV
Tolomeo
Bella, placa lo sdegno!
Cornelia
Lasciami, iniquo Rè!
Achilla
Sire, quà mi portai, per ammolir questa crudel, che adoro.
Tolomeo
Fù pietosa a tuoi detti?
Achilla
Ella mi sprezza ogn'or, ed io mi moro.
Tolomeo
(Respiro, oh Ciel!) Bella, lo sdegno ammorza! Amico, e ben?
Achilla
Signor, oggi vedrai Cesare estinto al suolo, Rè vendicato, e regnator tu solo.
Tolomeo
Parti, eseguisci, e spera; avrai in merce de la tua crudel. (Folle è costui se'l crede.)
Achilla
Se a me non sei crudele, ogn'or sarà fedele a te questo mio cor.
Mà se spietata sempre verme non cangi tempre, aspetta sol rigor!
Tolomeo
Bella, cotanto abborri chi ti prega d'amar?
Cornelia
Un traditore degno non è d'amor.
Tolomeo
Tanto rigore? mà se un Rè ti bramasse?
Cornelia
Sarei una furia in agitargli il core. Possibil che in quel volto non alberghi pietà? che in questo seno…
Cornelia
Freni l'anima insana lo stimolo del senso; pensa, che son Cornelia, e son Romana.
Tolomeo
Tanto ritrosa a un Rè? perfida donna! Forza userò, se non han luogo i prieghi, e involarti saprò ciò ch'or mi nieghi.
Tolomeo
Sì spietata, il tuo rigore sveglia l'odio in questo sen.
Giacchè sprezzi questo core, prova, infida, il mio velen!

Scena V
Cornelia
Sù, che si tarda? or'che partì il lascivo, un generoso ardir l'onor mi salvi; trà le fauci de' mostri mi scaglierò da queste eccelse mura, cibo sarò di fiere; non paventa il morir un alma forte! Addio Roma, addio Sesto! io corro a morte.
Ferma! che fai?
Cornelia
Chi mi trattiene il passo?
Sesto
Madre! Madre?
Cornelia
Che veggio? figlio, Sesto, mio core! come quì ne venesti?
Sesto
Io, per sottrarti al regnator lascivo, di Niren con la scorta qui vi occulto mi trassi.
Cornelia
Troppo è certo il periglio in cui, figlio, t'esponi.
Sesto
Chi alla vendetta aspira, vita non cura, oh Madre! non cadrà Sesto, o caderà il tiranno.

Scena VI
Nireno
Cornelia, infauste nove. Il Rè m'impone, che trà le sue dilette io ti conduca.
Cornelia
Oh Dio!
Sesto
Numi! che sento? Non vi turbate, nò; un qua sospetto a Tolomeo non fui; ambi verrete là dove il Rè tiranno è in preda alle lascivie: colà Sesto nascoso in suo potere avrà l'alta vendetta; egli solo ed inerme far non potrà difesa.
Sesto
Molto, molto ti devo.
Cornelia
Assista il cielo una si giusta impresa!
Cessa omai di sospirare! non è sempre irato il cielo contro i miseri; suol fare, ben chè tardo, le vendette.
Il nocchier, s'irato è il mare, mai non perde la speranza, onde avvien che la costanza la salute a lui promette.
Sesto
Fi glio non è, chi vendicar non cura del genitor lo scempio. Su dunque alla vendetta ti prepara alma forte, e prima di morir altrui dà morte!
L'angue offeso mai riposa, se il veleno pria non spande dentro il sangue all'offensor.
Così l'alma mia non osa di mostrarsi altera e grande, se non svelle l'empio cor.

Scena VII
Cleopatra
Esser quì deve in breve l'idolo del mio sen, Cesare amato; ei sà che qui l'attende Lidia su a,che l'adora; per discoprir, se porta il sen piagato, fingerò di dormir, porterò meco, mascherato nel sonno, Amor ch'è cieco.
Venere bella, per un istante, deh, mi concedi le grazie tutte del Dio d'amor!
Tu ben precedi, ch'il mio sembiante dee far amante d'un regio cor.
Cesare
Che veggio, oh Numi? il mio bel sol quì dorme? Vaga Lidia, adorata, ah! se di tanto incendio, che mi bolle nel seno, ti penetrasse al cor qual che scintilla, ben potresti sperar dalla tua sorte d'essermi forse un dì sposa e consorte.
Cleopatra
Sposa? t'adorerò fino alla morte.
Cesare
Olà!
Cleopatra
Che ti conturbi?
Cesare
Una donzella, serva di Cleopatra a tanto aspira?
Cleopatra
Cesare, frena l'ire! giacchè destra m'abborri, perchè m'abbi adamar, torno a dormire.

Scena VIII
Curio
Cesare, sei tradito.
Cesare
Io tradito?
Cleopatra
Che sento?
Curio
Mentr'io ver le tue stanze, Signor, t'attendo, odo di genti e spade ripercosso fragor, ed una voce gridar: Cesare mora, ed improviso a te ne volo, ad arrecar l'avviso.
Cesare
Così dunque in Egitto regna la fellonia?
Bella, rimanti; sono in fausti per noi cotesti lidi.
Cleopatra
Fermati, non partir, che tu m'uccidi.
Cesare
Lascia, Lidia!
Cleopatra
Che Lidia? io volerò al conflitto in tua difesa, sino agli stessi abissi scenderia Cleopatra. (Ohimè! che dissi?)
Cesare
Cleopatra?
Cleopatra
Sì.
Cesare
Don'è?
Cleopatra
Cesare, volgi in questo seno, e non altrove, il lampo di quegli occhi, che adoro: son Cleopatra, e non più Lidia in cambio.
Cesare
Sei Cleopatra?
Cleopatra
In breve de' congiurati il temerario ardire questo aspeto regal farà che cada; torna al fianco, Signor, quella tua spada!
Cesare
Curio, a si strani eventi resto immobile sasso.
Curio
Stupido son. Che udisti mai, cor mio? Lidia è Cleopatra? e la spregiasti? Oh Dio!
Cleopatra
Fuggi, Cesare, fuggi! dalle regie tue stanze a questa fonte volano i congiurati.
Cesare
Come! nè men Cleopatra valse a frenar si perfido ardimento?
Cleopatra
La porpora reale scudo non è bastante al tradimento.
Cesare
Vengano pure, ho core. Cesar non seppe mai, che sia timore.
Cleopatra
Oh Dio! tu il cor mi struggi; salvati, oh mio bel sol! Cesare, fuggi!
Cesare
Al lampo dell'armi quest'alma guerriera vendetta farà.
Non fia che disarmi la destra guerriera chi forza le dà.
Durastanti
Morà, morà, Cesare, morà!
Robinson/Berenstadt Bigongi
Morà, morà, Cesare, morà!
Boschi/La Gare
Morà, morà, Cesare, morà!
Cleopatra
Che sento? oh Dio! morà Cleopatra ancora. Anima vile, che parli mai? deh, taci! avrò, per vendicarmi in bellicosa parte, di Bellona in sembianza un cor di Marte.
Intanto, oh Numi, voi che il ciel reggete, difendete il mio bene! ch'egli è del seno mio conforto e speme.
Cleopatra
Se pietà di me non senti, giusto ciel, io morirò.
Tu dà pace a miei tormenti, o quest'alma spirerò.

Scena IX
Tolomeo
Belle dee, belle dee di questo core, voi portate il ciel nel volto.
Non ha il ciel più bel splendore di quel che avete in doppie stelle accolto. Questo è luogo di pace, onde il ferro depongo, che inutile ornamento ora è questo in amor fiero stromento.
Cornelia
(Numi! che fia di me?)
Tolomeo
Mà quì Cornelia? Questo candido lin tu prendi in segno, secondo il mio costume, di collei che destino al Regio letto; alle notturne piume.
Sesto
(Ora è il tempo, oh mia destra! il proprio ferro che uccise il genitor, l'empio trafigga.)

Scena X
Achilla
Sire, prendi!
Tolomeo
Che fia?
Sesto
(Stelle crudeli!)
Achilla
Arma la man, che non è tempo di star frà vezzi in amorosa parte; queste veneri lascia, e vola a Marte!
Tolomeo
Qual nemica fortuna…?
Achilla
Mentre io cerco di Cesare la strage, s'avventa egli frà i nostri, mà il numero di molti alla virtù d'un solo al fin prevale; fugge con Curio, e da balcon sublime si scaglia d'improviso in mezzo il porto, ed io miro in un punto Curio sommerso, e Cesare già morto.
Cornelia
(Cesare morto?)
Sesto
(Oh Numi!)
Achilla
Or Cleopatra vola al campo Romano, e delle trombe ai bellicosi carmi, di Cesare in vendetta, corre co' suoi contro il tuo campo all'armi.
Tolomeo
D'una femina imbelle non pavento i furori. A te sol resta, che in premio di tant'opra in isposa costei tu mi conceda.
Tolomeo
Temerario! Beltà, che non hà pari, d'un tradimento in guider don pretendi?
Achilla
Sire…
Tolomeo
Ammutisci, e parti! Son Rè, saprò premiarti.
Achilla
Il mio servir questa mercè riceve?
Toomeo
Olà!
Achilla
(A chi fe de non hà, fè non si de ve.)
Tolomeo
Ciascuna si ritiri; dopo breve soggiorno vittorioso frà voi farò ritorno.

Scena XI
Sesto
Ecco in tutto perduta la speme di vendetta! ferro, inerme ti vedo; io per non più soffrir morte a te chiedo.
Cornelia
Ferma! che fai? se perverso il destino fè va no il colpo, in van disperi, oh Sesto.
Sesto
Or che Cesar è estinto, che più sperar possiamo?
Cornelia
Animo, ardire! Niren già t'apre il passo; al campo vanne, colà tu rivedrai l'empio tiranno, e a lui fà poi mirar con alma forte, che in contra sai, non paventar la morte?
Sesto
Seguirò tanto con ignoto passo ogn'or ma del tiranno, fin chè nel suo periglio farò che cada esangue del padre l'uccisor per man del figlio.
L'aure che spira tiranno e fiero egli non merta di respirar.
Mi sveglia all' ira quel cor severo, sua morte solo mi può placar.

ATTO TERZO
Scena I
Achilla
In tal modi si premia il mio lungo servir, la fede mia? Barbaro Rè! ti pentirai frà breve d'aver mi offeso. Andiamo, prodi campioni, e a Cleopatra avanti offriam le nostre insegne, offriamle il core, e sia menda al tardar l'alto valore.
Dal fulgor di questa spada vo' che cada, umiliato un empio cor.
Già non dee soffrir l'offe se chi difese il suo regno col valor.

Scena II
Tolomeo
Vinta cadesti al balenar di questo mio fulmine Reale.
Cleopatra
Tolomeo non mi vinse; Mi tradì quella cieca, che, tiran, ti protegge, senz'onor, senza fede, e senza legge.
Tolomeo
Olà! si baldanzosa del vincitor al riverito aspetto? S'incateni costei.
Cleopatra
Empio crudel! ti puniranno i Dei.
Tolomeo
Costei, che per germana aborro e sdegno, si conduca alla Reggia; io colà voglio che, ad onta del suo ardire, genuflessa m'adori a piè del soglio.
Domerò la tua fierezza ch'il mio trono aborre e sprezza, e umiliata ti vedrò.
Tu qual Icaro rubelle sormontar brami le stelle, mà quell'ali io tarperò.

Scena III
Cleopatra
E pur così in un giorno perdo fasti e grandezze? Ahi fato rio! Cesare, il mio bel nume, è forse estinto; Cornelia e Sesto inermi son, nè sanno darmi soccorso. Oh Dio! non resta alcuna speme al viver mio.
Piangerò la sorte mia, si crudele e tanto ria, fin chè vita in petto avrò.
Mà poi morta d'ogn'intorno il tiranno e notte e giorno fatta spettro agiterò.

Scena IV
Cesare
Dall'ondoso periglio salvo mi porta al lido il mio propizio fato. Quì la celeste parca non tronca ancor lo stame alla mia vita! Mà dove andrò? e chi mi porge aita? ove son le mie schiere? ove son le legioni, che a tante mie vittorie il varco apriro?
Solo in queste erme arene al monarca del mondo errar conviene? Aure, deh, per pietà spirate al petto mio per dar conforto al mio dolor.
Dite, dite dov'è, che fa l'idolo del mio sen, l'amato e dolce ben di questa cor, dite, dite! Mà d'ogni intorno i' veggio sparse d'arme e d'estinti l'infortunate arene, segno d'infausto annunzio al fin sarà.
Sesto
Cerco in van Tolomeo per vendicarmi, e il mio destin spietato a me l'asconde.
Achilla
Hai vinto, oh fato!
Sesto
Quai tronche voci?
Achilla
Avete vinto, oh stelle!
Cesare
Duo guerrieri? in disparte de' loro accenti il suono udir io voglio, e penetrar chi sono.
Nireno
E` questi Achilla, in mezzo al sen piagato.
Cesare
Achilla è il moribondo?
Nireno
Amico, amico!
Achilla
Oh cavalier ignoto, che con voci d'amico articoli il mio nome, deh, se fia mai, che ti conceda il fato di favellar un giorno alla bella Cornelia, al sol di Roma, digli, che quell'Achilla, che consigliò del gran Pompeo la morte…
Sesto
(Ah scelerato!)
Cesare
(Ah! iniquo!)
Achilla
Che per averla in moglie contro Cesare ordì l'alta congiura…
Sesto
(Ah traditor!)
Cesare
(Fellone!)
Achilla
Sol per cagion di vendicarsi un giorno contro il Rè Tolomeo giunse in tal notte a spirar l'alma in guerra. Questo sigil tu prendi; nel più vicino speco cento armati guerrieri a questo segno ad ubbidir son pronti; con questi puoi per sotterranea via penetrar nella reggia, e in breve d'ora torre all'empio Cornelia, e insieme far, che vendicato io mora.
Nireno
Spirò l'alma il fellon.
Sesto
Tu scaglia intanto il cadavere indegno del traditor nell'onde.

Scena V
Cesare
Lascia questo sigillo.
Sesto
Oh Dei!
Cesare
Che veggio!
Sesto
Signor!
Cesare
Tu Sesto?
Sesto
E come vivo, Cesare, e illeso ti sottrasti alla parca?
Cesare
Io frà l'onde nuo tando al lido giunsi. Non ti turbar; mi porterò alla reggia, e m'aprirò con tal sigil l'ingresso. Teco Niren mi siegua; o che torrò alla sorte Cornelia e Cleopatra, o avrò la morte.
Quel torrente, che cade dal monte, tutto atterra, ch'incontro lo stà.
Tale anch'io a chi oppone la fronte; dal mio brando atterrato sarà.

Scena VI
Sesto
Tutto lice sperar, Cesare vive.
Nireno
Segui, oh Sesto, i suoi passi.
Sesto
Achilla estinto? or sì, che il ciel comincia a far le mie vendette, sì, sì, mi dice il core, che mio sarà il desiato onore.
La giustizia ha già sull'arco pronto strale alla vendetta, per punire un traditor.
Quanto è tarda la saetta, tanto più crudele aspetta la sua pena un empio cor.

Scena VII
Cleopatra
Voi, che mie fide ancelle un tempo foste, or lagrimate in van, più mie non siete. Il barbaro germano, che mi privò del regno, a me vi toglie, e a me torrà la vita.
Mà qual strepito d'armi? Ah sì! più mie non siete, spirar l'alma Cleopatra oror vedrete.
Cesare
Forzai l'ingresso a tua salvezza, oh cara!
Cleopatra
Cesare o un'ombra sei?
Cesare
Olà, partite omai, empi ministri d'un tiranno spietato! Cesare così vuol, pronti ubbidite!
Cleopatra
Ah! ben ti riconosco, amato mio tesoro, al valor del tuo braccio! ombra, nò, tu non sei, Cesare amato.
Cesare
Cara! ti stringo al seno; ha cangiato vicende il nostro fato.
Cleopatra
Come salvo ti vedo?
Cesare
Tempo avrò di svelarti ogni ascosa cagion del viver mio. Libera sei, vanne frà tanto al porto, e le disperse schiere in un raduna; colà mi rivedrai; Marte mi chiama all'impresa total di questo suolo.
Per conquistar, non che l'Egitto, un mondo, basta l'ardir di questo petto solo.
Cleopatra
Da tempeste il legno infranto,
se poi salvo giunge in porto,
non sà più che desiar.
Così il cor trà pene e pianto,
or che trova il suo conforto,
torna l'anima a bear.

Scena VIII
Tolomeo
Cornelia, è tempo omai, che tu doni pietade a un Rè che langue.
Cornelia
Speri in vano mercede. Come obliar poss'io l'estinto mio consorte?
Tolomeo
Altro ten'offre il regnator d'Egitto; cara, al mio sen ti stringo.
Cornelia
Scotati, indegno, e pensa che Corlelio è Romana.
Tolomeo
Non ò più che temer; Cesare estinto, Cleopatra umiliata, or non ascolto che il mio proprio voler.
Cornelia
Se alcun non temi, temi pur questo ferro, che a me sola s'aspetta far del morto consorte or la vendetta!

Scena IX
Sesto
T'arresta, oh genitrice! a me, oh tiranno!
Tolomeo
Io son tradito, oh Numi!
Sesto
Sappi, perfido mostro, e per tua pena: salvo i Numi serbar dai tradimenti Cesare invitto, e Cleopatra ei sciolse dall' ingiuste catene; ei quì s’en viene; io lo precorro, e questo chiede quel sangue, ch'è dovuto a Sesto.
Tolomeo
Del folle ardir ti pentirai ben presto.
Cornelia
Or sì ti riconosco figlio del gran Pompeo, e al sen ti stringo.
Sesto
Giace il tiranno estinto; or Padre sì, tu benchè vinto, hai vinto.
Cornelia
Non ha più che temere quest'alma vendicata, or sì sarà beata, commincio a respirar.
Or vo' tutto in godere si cangi il mio tormento, ch'e vano ogni lamento, se il Ciel mi fà sperar

Scena ultima
Nireno
Quì Curio vincitor, quì tuo l'Egitto; in questo ondoso piano Cesare ogn'un acclama Signor del mondo e imperator Romano.
Cesare
Del suo fido servir premio condegno avrà Nireno; Curio, già del tuo forte braccio si conosce il valor. Mà quì Cornelia?
Sesto
Signor, ecco a tuoi piedi e di Cornelia, e di Pompeo il figlio; egli la grande offesa del tradimento enorme vendicò col suo brando, e tolse a Tolomeo l'alma col sangue.
Cesare
È morì Tolomeo?
Cornelia
Se Sesto in mia difesa pronto non accorrea, di Cornelia l'onor era in periglio.
Cesare.
La vendetta del padre è ben dovuta al figlio; sorgi, Sesto, ed amico al sen t'accolgo.
Sesto
Ogni affetto di fede in te rivolgo.
Cornelia
Dell'estinto tiranno ecco i segni Reali, a te li porgo.
Cesare
Bellissima Cleopatra, quel diadema, che miri, a te s'aspetta; io te ne cingo il crine; Regina del Egitto darai norma alle genti, e legge al trono.
Cleopatra
Cesare, questo regno è sol tuo dono, tributaria Regina imperator t'adorerò di Roma.
Cesare
(Amor, chi vide mai più bella chioma?)
Cleopatra
Caro!
Cesare
Bella!
Cleopatra/Cesare
Più amabile beltà
mai non si troverà
del tuo bel volto.
In me/te non splenderà
nè amor nè fedeltà
da me disciolto.
Cesare
Goda pur or l'Egitto in più tranquillo stato la prima libertà. Cesare brama, dall'uno all'altro polo ch'il gran nome Roman spanda la fama.
Coro
Ritorni omai nel nostro core
la bella gioja ed il piacer;
sgombrato è il sen d'ogni dolore,
ciascun ritorni ora goder.
Cleopatra/Cesare
Un bel contento il sen già si prepara,
se tu sarai costante ogn'or per me;
così sortì dal cor la doglia amara,
e sol vi resta amor, costanza e fè.